Ogni percorso di crescita ha una stagione invisibile.
Un tempo in cui sembra non accadere nulla, e invece tutto si prepara, silenziosamente, a fiorire.
Ogni autunno, torno nel mio buen retiro in Abruzzo per un gesto che è diventato un rituale: piantare i bulbi.
Li affido alla terra, sapendo che resteranno nascosti per mesi, attraversando il freddo dell’inverno.
Ma so anche che, sotto la superficie, qualcosa accade.
Un processo silenzioso di preparazione, trasformazione, energia che si accumula per la fioritura.
Mentre scavo e sento la terra tra le mani, riscopro il valore della concretezza.
Il contatto fisico con la terra ha un sapore particolare: richiama l’essenzialità, la presenza, il “piedi per terra” che serve anche nei percorsi di crescita personale e professionale.
Nel coaching, come nella vita, ci sono fasi in cui sembra non accadere nulla.
Ma sono proprio quelle le stagioni della radice: momenti in cui il cambiamento lavora in profondità, invisibile agli occhi, preparando la fioritura.
Ogni bulbo è un atto di fiducia.
Un promemoria che la trasformazione richiede tempo, cura e uno spazio fertile dove mettere radici.
Perché la crescita — come la primavera — arriva sempre, quando siamo pronti a rifiorire.
E allora, la domanda diventa naturale: cosa vuoi veder fiorire in primavera? 🌷

