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Conoscenza: non serve “di più”. Serve meglio.

Conoscenza-supermercato-o-tavolo-apparecchiato

C’è un’abitudine sempre più diffusa che riguarda tutti noi: accumulare contenuti.
Libri, corsi, video, podcast, articoli, pillole, riassunti. Spesso con un obiettivo implicito: fare di più, in meno tempo.

Eppure, se ci fermiamo un attimo, notiamo un paradosso: più aumenta la quantità, più diventa difficile ricordare che cosa ci ha davvero lasciato qualcosa. È come se, nell’abbondanza, rischiassimo di perdere la traccia dell’essenziale.

In un evento a cui ho partecipato, un AD ha usato un’espressione molto efficace per descrivere questo fenomeno: “un tot al chilo”.
Detta in modo diretto, quasi ironico. Ma estremamente precisa.

Perché a volte trattiamo la conoscenza come merce: la pesiamo, la contiamo, la comprimiamo.
E ci dimentichiamo che la conoscenza, per essere tale, deve restare.

Quando la conoscenza diventa consumo

Non è difficile riconoscere alcuni segnali:

  • guardo un video mentre faccio altro

  • ascolto un podcast in speed x2

  • finisco un corso e passo subito al prossimo

  • leggo, salvo, archivio… ma non applico

  • mi sento “aggiornato”, però non so dire cosa sia cambiato davvero

Attenzione: non è un problema di motivazione.
È spesso un problema di spazio e di struttura.

Quando manca lo spazio, l’esperienza non sedimente.
Quando manca la struttura, il contenuto non si trasforma in competenza.

E così “fare di più” produce una sensazione momentanea di movimento, ma non necessariamente produce crescita.

La domanda che usiamo in Academia: “Cosa resta, dopo?”

In Academia, quando progettiamo un percorso, ci guidiamo con una domanda semplice e molto esigente:

Che cosa deve restare, dopo?

Non dopo la lezione. Non dopo il weekend.
Dopo settimane. Dopo mesi. Nella vita reale.

Perché è lì che la conoscenza dimostra il suo valore: quando diventa

  • decisioni più chiare

  • relazioni più efficaci

  • linguaggio più preciso

  • presenza nei momenti che contano

  • comportamenti osservabili

Se “resta” solo una lista di concetti ascoltati, allora abbiamo prodotto informazione.
Non necessariamente apprendimento.

Il contrario del “tot al chilo”: una struttura che fa sedimentare

La parola “struttura” non è glamour, ma è ciò che separa un contenuto consumato da un contenuto integrato.

Nei nostri moduli lavoriamo sempre su quattro passaggi:

  1. Cornice: perché questo tema conta, e dove lo vedo nella realtà

  2. Esperienza guidata: esempi, casi, osservazione, pratica

  3. Riflessione: dare significato, fare collegamenti, generare consapevolezza

  4. Trasferimento: trasformare un’idea in un’azione concreta

Sono passaggi semplici, ma non banali.
Perché se manca uno di questi elementi, spesso succede una cosa: il contenuto “passa”, ma non “si deposita”.

Se ti va di vedere un esempio concreto, qui trovi un breve video su come è strutturato il Modulo 1:
👉 Guarda il video su YouTube

Un test pratico: sto imparando o sto solo consumando?

Dopo un contenuto (un libro, un video, un corso) prova a rispondere a queste domande:

  • So dirlo con parole mie, in tre frasi?

  • Ho scelto una sola idea che voglio portare nella pratica?

  • So dove la applicherò entro 7 giorni?

  • Ho qualcuno con cui confrontarmi su ciò che sto imparando?

Se la risposta è spesso “no”, non è un giudizio. È una diagnosi utile: forse stai facendo tanta strada, ma senza lasciare impronte.

Cinque micro-scelte per “servire meglio” la conoscenza

Non servono rivoluzioni. Servono scelte piccole, ripetute.

1) Una domanda guida prima di iniziare
“Che cosa voglio chiarire oggi?”

2) Una sola idea da salvare
Non dieci. Una.

3) Un’applicazione in 10 minuti
Trasforma un concetto in un gesto reale.

4) Un tempo di decantazione
Non aggiungere subito altro. Lascia sedimentare.

5) Un confronto
Una conversazione vera, non un like. Per rendere vivo ciò che hai capito.

Non serve “di più”. Serve meglio.

Possiamo vivere la conoscenza come un supermercato: tanta scelta, tanta fretta, tanta quantità.
Oppure possiamo viverla come un tavolo apparecchiato: pochi elementi, ma scelti, curati, integrati.

Nel primo caso “prendiamo”. Nel secondo caso “incontriamo”.

E quando incontriamo davvero, non ci serve “di più”.
Ci serve meglio.

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